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BIOGRAFIE & OPERE. Quanto sono legate?

 
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leodeirossi



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MessaggioInviato: Mar Giu 19, 2007 9:38 pm    Oggetto: BIOGRAFIE & OPERE. Quanto sono legate? Rispondi citando

ovvero, possono le opinioni, anche aberranti, inficiare l'assoluta grandezza di uno scrittore?
L'essere stato un collaborazionista comporta la cancellazione dei meriti dell'artista?
O forse implica solo la condanna dell'uomo?
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MessaggioInviato: Mar Giu 19, 2007 11:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

CÚline trovo che sia un grande scrittore!
Di lui ho amato Viaggio al termine della notte. Terribile e crudo come la realtÓ. E senza alcun moralismo (e in quel libro di spunti per moraleggiare ce n'erano davvero tanti, ma lui non Ŕ caduto nella "trappola").

Di lui, come uomo, non so nulla.
Evidentemente tu sei molto pi¨ preparato di me sull'argomento. Non Ŕ che mi potresti dare qualche delucidazione. Magari postando la sua biografia.
Ti ringrazio.

Per quanto riguarda l'argomento del topic e la tua domanda, l'uomo e l'artista vanno distinti, da un punto di vista meramente estetico. Spesso per˛ le idee dell'uomo si riflettono nelle proprie opere. E queste potrebbero farne trapelare i lati "oscuri".
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MessaggioInviato: Mer Giu 20, 2007 3:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

Magari in questo topic potremmo parlare, a livello generale, della vita degli scrittori, cercando di capire cosa appare di loro nei libri che scrivono.
Potrebbe essere un'idea.
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Merovingio



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MessaggioInviato: Mer Giu 20, 2007 5:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

Per parlarne con maggiore cognizione di causa e anche per aprire la discussione anche a chi non conoscesse CÚline, vi posto quý una piccola biografia, tratta da Wikipedia.

Biografia

L'infanzia e la giovinezza
╚ figlio di un impiegato di assicurazioni e la madre ha un negozio di porcellane e merletti. Louis-Ferdinand avrÓ un ricordo negativo dell'infanzia e non perdonerÓ mai il padre per le numerose percosse subite. La madre era una donna senza carattere che non riusciva a bloccare questi abusi sul figlio. Di questa triste infanzia, le uniche figure positive sono la nonna materna, CÚline, da cui l'autore trarrÓ il suo famoso pseudonimo, e lo zio Eduard sempre gentile e prodigo di consigli verso il futuro scrittore.

Dopo aver frequentato le scuole di base, viene mandato dai genitori a fare l'apprendista nella bottega di un orefice. In questo settore dopo alcune esperienze negative, il padre decide di mandarlo allĺestero a studiare le lingue.

La vita nel Passage Choiseul
Particolare il luogo dove CÚline trascorre l'infanzia, il Passage Choiseul. L'autore nomina spesso questo luogo della giovinezza e pi¨ volte lo descrive come luogo angusto, come una sorta di prigione. I passages possono essere tutt'oggi ammirati a Parigi, ma non rappresentano degnamente quello che erano all'epoca di CÚline. Alla fine dell'Ottocento ed inizi del Novecento, i passages erano negozi/abitazione. Infatti al piano di sotto si svolgeva lĺattivitÓ commerciale, ed a quello di sopra la normale vita familiare. In quell'epoca erano state montate le prime lampade a gas, che emanavano il loro ben noto odore di combustione, odore che era mischiato nella penombra a quello dell'urina.


L'esperienza della prima guerra mondiale
Nel 1912, appena diciottenne, il giovane CÚline si arruola volontario nellĺesercito francese.
Nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale, CÚline vi prende parte con valore come volontario ed ottiene diversi riconoscimenti. Il 27 ottobre 1914 nel corso di una missione rischiosa (per la quale si Ŕ offerto) resta ferito al braccio destro (e non alla testa come vuole la leggenda). Per tale episodio viene decorato con la Croce di guerra con una stella di argento.
Nel 1915, dopo aver a lungo vagato negli ospedali, ottiene il congedo e viene riformato per invaliditÓ al 70%.

SarÓ proprio questa guerra che apre gli occhi a CÚline su quanto sia delicata ed impotente la vita umana. La guerra, oltre a segni fisici, gli lascerÓ anche segni mentali; soffrirÓ d'insonnia per il resto della sua vita ed i suoi orecchi non si libereranno mai di alcuni fischi. L'angoscia su quello che Ŕ l'esistenza non lo lascerÓ mai pi¨.

Cosý racconta in una lettera a casa la sua esperienza dei primi combattimenti sul Lys e di Ypres:

ź Da tre giorni i morti sono rimpiazzati continuamente dai vivi al punto che si formano dei monticelli che vengono bruciati e che in certi posti si pu˛ attraversare la Mosa a guado sui corpi tedeschi di quelli che cercano di passare. ╗

L'Africa e gli studi
Ottenuto il congedo nel 1916 firma un contratto con la Compagnie Francaise Shanga Oubangui per dirigere una piantagione di cacao in Camerun. Dopo nove mesi, spossato dalla malaria, torna in patria e trova impiego presso una piccola rivista di divulgazione scientifica (esperienza descritta in Mort Ó CrÚdit). Nel 1918 si iscrive alla facoltÓ di medicina di Rennes, laureandosi nel 1924.

Il Dottor Destouches
Dal 1924 al 1928 lavora per la SocietÓ delle Nazioni che lo invia a Ginevra, Liverpool, poi in Africa, negli Stati Uniti, in Canada e a Cuba. In questi spostamenti Ŕ spesso medico di bordo. Durante questi viaggi CÚline affina la sua cultura e si rende conto che: "Il viaggio (sia fisico che mentale) Ŕ l'unica cosa che conta, tutto il resto Ŕ delusione e fatica". In questo periodo svilupperÓ la sua convinzione sull'inaridimento dellĺuomo moderno. Rientrato in Francia nel 1928, si stabilisce a Montmartre dove svolge la professione di medico dei poveri, quasi gratuitamente. Durante le interminabili notti insonni scriverÓ Viaggio al termine della notte (Voyage au bout de la nuit).

Un po' medico ed un po' malato
╚ proprio da questa sua attivitÓ di medico dei poveri, i quali non sono capaci di pagarlo, che CÚline si accorge che la stessa povertÓ Ŕ una malattia, tremenda e senza cura. Continuando a visitare senza farsi pagare finirÓ per ammalarsi egli stesso di quella malattia.

Quella di CÚline Ŕ una lotta contro un mondo che sogna soltanto il potere ed il progresso. Il mondo che Ŕ diventato una malattia cronica. La morte sembra l'unica cosa veramente coerente. La scrittura stessa Ŕ un modo di sconfiggere la morte. Morte e ironia sono le uniche cose che fanno intravedere una speranza di guarigione dalla malattia della vita moderna. Ottenibile solo se l'uomo saprÓ tornare ad essere un individuo ben distinto dal resto del gregge, capace di scappare da quella piattezza e da quel grigiore dove Ŕ stato relegato.

L'antisemitismo e il nazismo
Secondo Carlo Bo

ź ônegli anni Trenta, CÚline vantava (forse pi¨ di ogni altro) un bel curriculum di antisemita, ma dopo il '40 and˛ oltre imboccando un razzismo scientifico, quale a suo avviso neppure i nazisti osavano sperareůNon si pu˛ non continuare a chiederci come mai uno scrittore di quella forza e di quella novitÓ si sia lasciato trascinare da uno spirito pi¨ che polemico, predicatore di morte e di rovineö. ╗

Riguardo l'antisemitismo di CÚline ci sono ben pochi dubbi in quanto non solo esso traspare da alcuni suoi scritti ma Ŕ esplicitamente illustrato in tre pamphlet sulla questione. Ad esempio nel 1938 ne L'Úcole des cadavres denunciava la rovina della Francia a causa degli ebrei e dei capitalisti e invocava una nuova alleanza con la Germania hitleriana al fine di preparare lo scontro ad ultimo sangue tra democrazie occidentali e bolscevismo.

Inoltre CÚline reclamava una rigenerazione razziale della Francia che avrebbe dovuto depurarsi dalle influenze meticce e mediterranee del Sud agganciandosi al Nord Europa.

Nonostante queste idee in effetti CÚline non fu mai organico al regime collaborazionista di Vichy e alla Germania in quanto le sue visioni nichiliste, le visioni di morte e dissolvimento (per i vinti e i vincitori) evocate con la maestria in occasione di alcuni ricevimenti ufficiali ai quali partecip˛ tra il 1940 e il 1944, avevano un sapore troppo amaro per potere riuscire gradite ai gerarchi.

Per tale motivo bisogna riconoscere che CÚline non ricav˛ grandi vantaggi dalle sue opinioni. Infatti, anche se un po' ingenuamente, ebbe a giustificarsi nel dopoguerra sostenendo che aveva sempre parlato nell'interesse della patria e che non era mai stato sul libro paga di giornali o movimenti filo nazisti (al contrario di altri "collaborazionisti").

Inoltre ebbe a dire

ź ôCi si accanisce a volermi considerare un massacratore di ebrei. Io sono un preservatore accanito di francesi e ariani, e contemporaneamente, del resto, di ebrei... Ho peccato credendo al pacifismo degli hitleriani, ma lý finisce il mio crimineö. ╗

╚ comunque doveroso ricordare come nei primi lavori, specialmente in Mort Ó crÚdit, CÚline ironizza pi¨ volte con l'antisemitismo: ad esempio quando il padre nervoso se la prendeva con tutti, ebrei, massoni, bolscevichi, capitalisti..., viene descritto in maniera grottesca e ridicola. E il suo primo romanzo, Voyage au bout de la nuit, appena pubblicato fu accusato di essere filocomunista, e nel clima antisovietico del tempo CÚline fu costretto a difendersi e a rettificare con un apposito pamphlet (Mea culpa). Da allora in poi CÚline ha sempre dichiarato a gran voce il suo patriottismo e il suo legame alla nazione, pi¨ o meno nella stessa maniera del suo alter ego Bardamu nel Voyage: quando all'ospedale militare scopre che un vecchio soldato che non fa altro che gridare "Viva la Francia!" viene trattato meglio degli altri pazienti, inizia anch'egli a gridare "Viva la Francia" ad ogni momento. E finchÚ i rapporti diplomatici tra Germania e resto dell'Europa non precipitarono, l'antisemitismo era diffusissimo tra tutte le classi sociali di tutte le nazioni europee, perci˛ essere "patriottici" implicava necessariamente essere "antisemiti". Non a caso i primi pamphlet di CÚline a tema patriottico e antisemita ebbero un ottimo successo di pubblico e un discreto riscontro economico. Solamente in seguito, quando lo scontro tra tedeschi e paesi confinanti divenne esplicito, nel resto d'Europa si inizi˛ a condannare l'antisemitismo in quanto parte dell'ideologia nemica, inventando la distinzione tra antisemitismo "moderato", "pacifico", e il razzismo scientifico nazista. E in quel periodo CÚline, in maniera "patriottica" ma soprattutto opportunista, non perse tempo e fece ritirare i suoi libri antisemiti dal commercio; questa scelta non deporrebbe per una sua reale convinzione in tali teorie, quanto piuttosto per un certo opportunismo commerciale. Solamente in seguito, a guerra iniziata, torn˛ a sbilanciarsi in teorie abbastanza estreme, molto pi¨ "tedesche" che "francesi", pi¨ o meno quando la Francia sembrava inevitabilmente destinata a soccombere militarmente.


L'esilio
Nel 1945 finita la seconda guerra mondiale l'accusa di antisemitismo e collaborazionismo gli valsero l'esilio dalla Francia. TroverÓ alloggio in Danimarca dove resterÓ fino al 1951. Di questo periodo della vita del Dottore sappiamo ben poco in quanto la morte non gli ha dato il tempo di trasformarla in romanzo.

Da questo momento in poi, il popolo francese farÓ di tutto per riuscire a cancellare CÚline dalla sua storia: persino chi, come Jean-Paul Sartre era sempre stato un suo sostenitore, lo rinnegherÓ. Cosý rimarrÓ per il resto della sua vita: ignorato e dimenticato da qualsiasi salotto letterario o centro culturale francese.

Il 29 giugno 1961 comunic˛ all'editore di aver terminato il romanzo Rigodon il 1░ luglio 1961 si spense nell'indifferenza colui che fino a pochi decenni prima era considerato l'orgoglio delle lettere francesi.


Mi sono concesso la libertÓ di modificare il testo, o meglio di farne un sunto. Per chi volesse leggere la pagina intera di Wikipedia, ecco qui il link.
http://it.wikipedia.org/wiki/Louis-Ferdinand_C%C3%A9line

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Iriss



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MessaggioInviato: Mer Giu 20, 2007 5:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

Merovingio ha scritto:
Magari in questo topic potremmo parlare, a livello generale, della vita degli scrittori, cercando di capire cosa appare di loro nei libri che scrivono.
Potrebbe essere un'idea.
Smile


Ottima idea collega Smile
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MessaggioInviato: Mer Giu 20, 2007 5:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

Stando a quanto letto dalla sua biografia, pi¨ che aberrante, io lo considererei incoerente, ingenuo ed opportunista. Il suo unico peccato, per˛, Ŕ stato quello di...tenere alla pellaccia. In sostanza, non ha fatto altro che andare dalla parte del vincitore e seguire la corrente. Quando in tutta Europa si stavano diffondendo idee razziste, lui ha iniziato a scrivere pamphlets anti-semiti; quando invece la Francia si + rivelata una vittima dei tedeschi....voilÓ che li ritira dal commercio e ridimensiona le sue idee.
Il fatto Ŕ che lui, essenso sotto la visibilitÓ di tutti, non poteva permettersi di fare il volta-gabbana e quindi l'hanno esiliato. Il popolino si pu˛ permettere il lusso dell'incoerenza opportunistica; il genio no. Il genio deve essere sempre perfetto, idealista e coerente. Beh...anche un genio come CÚline sanguina se colpito da una pallottola. Anche lui Ŕ un essere umano come tutti noi...e alla fine prevale l'istinto di auto-conservazione.

Quando hai parlato di collaborazionismo, mi son detto: "Ma come? CŔline aberrante? CÚline collaborazionista?". Da Viaggio al termine della notte appare tutto il suo odio per la violenza, per la guerra e per ogni forma di ingiustizia e miseria...

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MessaggioInviato: Mer Giu 20, 2007 6:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

le accuse di collaborazionismo sono dovute a Sartre, da CÚline soprannominato "la tenia".
l'impressione che mi sono fatto Ŕ che la persona CÚline non fosse malvagia, ma ci˛ non toglie che molte delle sue idee lo siano state. il solo classificare l'umanitÓ su basi etniche mi disgusta profondamente.
ma proprio qui nasce il problema.
ed Ŕ lo stesso problema che mi suscita Nietzsche.
non credo sia corretto, come Ŕ stato fatto, cercare di negare che molto di male vi sia stato in questi personaggi.
Nietsche Ŕ, per me, il filosofo non al di lÓ del bene e del male, ma il filosofo del male. sono purtroppo giunto a questa estrema conclusione dopo mille tentativi di autoconvincermi del contrario.
CÚline teme bolscevichi, gialli neri ed ebrei. profetizza la fine della razza bianca per l'anno 2000. forse si puo' tentare di dire che fosse malato, pazzo. ma il mio rispetto mi impone di dire questo era l'artista con il suo genio e le sue schifezze, prendere o lasciare.
ma la grandezza resta e pure l'imprescindibilitÓ.
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MessaggioInviato: Mer Giu 20, 2007 7:24 pm    Oggetto: Rispondi citando

Nessuno lo vuole giustificare. Le sue idee sono da condannare. Per˛ io non riconosco il CÚline di Viaggio al termine di una notte in questa sua evoluzione, anzi sarebbe meglio dire involuzione.
Non conosco Nietzche, quindi non posso avere un'opinione su di lui, anche se secondo me le sue teorie sono state mal-interpretate e, all'epoca, sono state strumentalizzate a fini propagandistici.

P.S. = Ti ho mandato un mp.

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MessaggioInviato: Mer Giu 20, 2007 9:10 pm    Oggetto: Rispondi citando

a mio parere Nietszsche Ŕ effettivamente il filosofo del male e opere come "l'anticristo" ne sono l'inequivocabile testimonianza.
non credo alla teoria della cattiva interpretazione. certo, strumentalizzazioni ci sono state, ma l'essenza antisemita e anticristiana rimane.
per Nietzsche il cristianesimo non sarebbe altro che un'invenzione degli ebrei per distruggere la civiltÓ pagana-romana, basata sull'assenza di compassione.
il problema Ŕ che non possiamo prescindere dalla gandezza del suo pensiero.
quindi cerchiamo di recuperarlo, reinterpretandolo in termini pi¨ accettabili.
a mio parere il pensiero di Nietzsche andrebbe invece utilizzato come punto di partenza, ma considerandolo per cio' che Ŕ. un pensiero malvagio.
CÚline per me Ŕ un razzista e per questo lo disprezzo, ma Ŕ anche Maestro di scrittura e per questo lo ammiro.
la speranza Ŕ di apprendere almeno l'ombra della sua arte.
ma per volgerla verso il bene.
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MessaggioInviato: Mer Giu 20, 2007 11:00 pm    Oggetto: Rispondi citando

Comunue che cosa hai letto di CÚline?

P.S. = TI HO MANDATO UN MP (messaggio privato).

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MessaggioInviato: Gio Giu 21, 2007 9:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

ho letto l'mp, grazie per la comunicazione.
sto leggendo morte a credito ed ho letto rigodon. mi propongo di leggere tutto.
capisco, si penserÓ che un solo libro non sia sufficiente per farsi un'opinione.
sono d'accordo. ma rigodon Ŕ un capolavoro. follia allo stato puro.
solo un genio pu˛ concepire un'opera simile.
odio i piacioni, quelli che scrivono solo per il successo, che dicono cose carine tanto per essere apprezzati.
rigodon Ŕ un libro che se ne frega altamente del lettore e quindi lo rispetta.
Ŕ un libro onesto!
il parallelo con Nietsche mi Ŕ sorto spontaneo.
E' la stessa vena di follia.
...bisogna avere il caos dentro di sÚ per generare una stella danzante...
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MessaggioInviato: Gio Giu 21, 2007 11:21 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ora i libri sono diventati una vera e propria economia di scala: vengono scritti per soddisfare un pubblico pi¨ ampio possibile. Genio e follia vanno di pari passo a quanto pare. Se ci sono altri autori di cui vorresti discutere non hai che da gettare il sasso nello stagno. Si potrebbe parlare ad esempio dei poeti maledetti, che hanno sempre suscitato tanto scalpore; oppure se ti vengono in mente, magari anche autori contemporanei con un passato (o anche un presente) burrascoso. Si potrebbe parlare anche di Goethe e di Foscolo: i loro libri sono stati etichettati come i primi romanzi scandalo dell'epoca moderna.

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MessaggioInviato: Ven Giu 22, 2007 3:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

che vuoi farci. quando non si Ŕ per bene si Ŕ perbenisti.
secondo me la responsabilitÓ Ŕ anche degli autori, che inseguono spasmodicamente il successo.
cÚline per campare faceva il medico, non scriveva bestseller.
giÓ il fatto che i libri vengano classificati sulla base di quanto vendono la dice lunga..
io scrivo ed ho intenzione di continuare a scrivere per sempre.
ma non voglio diventare uno scrittore di successo. probabilmente non ne ho neanche il talento, ma non Ŕ questo il punto.
scrivo per necessitÓ di anima non di stomaco e se qualcuno mi vuole leggere bene, altrimenti amen, chissenefrega.
il mercato ammazza l'arte.
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MessaggioInviato: Ven Giu 22, 2007 7:25 pm    Oggetto: Rispondi citando

il problema credo che non riguardi solo il mercato in sŔ e per sŔ, come meccanismo perverso, che decreta la morte o l'immortalit¨ di un prodotto (quindi anche dei libri). Piuttosto credo dipenda anche dal tipo di lettore,nn sempre attento a quello che legge e non sempre disposto o capace di discernere tra letteratura e spazzatura. Parliamoci chiaro, se diamo un'occhiata agli scaffali delle librerie ci troviamo invasi da robaccia da mezza tacca, storielle e storicciuole da quatto soldi, l'ultima dieta suggerita dalla top model di turno, le pene d'amore di qualche starletta svampita, le memorie di qualche famosa ereditiera, la costruzione della propria fortuna di un qualche imprenditore ladro, che per˛ col libro vuole ricostruirsi un'aurea di santitÓ. Tutti scrivono libri, dal calciatore alla pi¨ scalcinata presentatrice TV, dall'attore di Hollywood al cantante country sconosciuto. Appena un evento di grossa portata occupa i media, di rimando affolla anche gli scaffali delle librerie, stracolmi di istant book di dubbia fattura.Mi sono detta che se anche Iva Zanicchi scrive un libro, allora stiamo freschi! Siamo circondati da una decadenza letteraria che solo la buona volontÓ ed il genio di scrittori davvero capaci impedisce di essere definitiva.
Anche io credo che scrivere debba essere una dote naturale. Personalmente scrivo per una necessitÓ animalesca, per il bisogno recondito di capirmi (...da una vita), ma c'Ŕ chi dell'arte di scrivere fa un mestiere, anzi...uno strumento preconfezionato con l'aiuto dell'ipertesto...

Secondo voi?
Abrazos Rona
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MessaggioInviato: Ven Giu 22, 2007 9:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

non credo che il problema sia la spazzatura manifesta.
quella si puo' sempre evitare ed Ŕ comunque letta da persone che, altrimenti, non leggerebbero niente.
quando parlo di "piacioni" parlo di autori finto-impegnati, pseudointellettuali e mezze s. dell'intelletto varie che raccontano alla gente quello che vuole sentirsi dire.
e poi si spacciano per "uomini di cultura"...
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